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Basilea 2: serve maggiore flessibilità nell’applicazione dell’Accordo 18-05-2009
“Sostenere le imprese è nel nostro interesse. Perché se chiudiamo i rubinetti e il sistema imprenditoriale crolla ci ritroviamo in un Paese che non cresce più.” Parole sante. Specie perché vengono da uno dei rappresentati più autorevoli del mondo bancario italiano, l’amministratore delegato di UniCredit. E Alessandro Profumo è stato anche il promotore di “Impresa Italia”. Un progetto in cui imprenditori ed associazioni di categoria hanno avuto un ruolo attivo per facilitare, attraverso l’accesso al credito, un nuovo sostegno al sistema produttivo italiano. Oggi in evidente stato di difficoltà. La nostra Confederazione ha creduto in questa iniziativa. E di recente, il nostro presidente nazionale, Paolo Galassi, è anche entrato a far parte del CdA di Unicredit Corporate Banking. Buone premesse, insomma, per invertire un trend negativo che, nonostante gli impegni assunti da più parti, ancora continua. E in cui preoccupano quegli indicatori che parlano di un Paese troppo frammentato anche su questo versante. Dall’ultimo Bollettino della Banca d’Italia è emerso che i tassi di interesse pagati in Campania sono più cari di circa due punti percentuali rispetto alla media nazionale. Ed il costo del denaro, che registra un aumento costante nel corso dei quattro trimestri dell’anno scorso, è il più elevato per tutte le classi di fido fino a 5 milioni di euro. Quelle in genere accordate alle Pmi. A quella data – dicembre 2008 – la crisi internazionale aveva raggiunto l’apice. C’era ancora tanta confusione. I Governi, europei e d’oltreoceano, lavoravano a ritmo incalzante per cercare una via d’uscita. L’economia globale rischiava un tracollo senza precedenti. E ora? Tutti abbiamo le idee un po’ più chiare. Ci sono gli Osservatori – quelli sul credito – incaricati di monitorare, regione per regione, quelle disparità di trattamento, da parte delle banche confronti di imprese e famiglie, che non hanno ragion d’essere. Se non quella di “speculare”. C’è stato, da parte di tutti i Governi dei Paesi coinvolti, il salvataggio delle banche stesse, per le quali, paradossalmente, il momento è passato. In Europa e negli Usa i tassi interbancari sono scesi ai minimi storici. E la Banca Centrale Europea ha appena ridotto di un quarto di punto il costo del denaro, portandolo all’1 per cento. Il minimo assoluto nei dieci anni di storia dell’Istituto. Per converso, potremmo dire che la fiducia della banche è salita ai massimi storici. Ma per le Pmi il tempo sembra essersi fermato alla fase più critica. In Italia, in totale, le piccole e medie imprese sono all’incirca 4 milioni e 200mila. Producono il 45 per cento del valore aggiunto del Paese. Danno lavoro a 11 milioni di persone. Siamo la vera forza economica di questo Paese. Eppure non godiamo degli stessi benefici della grande Industria, la cui rappresentanza continua ad essere il principale punto di riferimento nelle scelte da compiere. Non siamo beneficiari di un piano coerente di aiuti. L’accesso al credito è diventato un percorso ad ostacoli, con di mezzo Basilea 2. Le regole di questo Accordo, come tutti sanno, sono state redatte in un momento di espansione economica. È dunque un’illusone che possano valere anche in una fase di recessione come quella che stiamo attraversando. Se a disposizione delle imprese sono stati stanziati dei fondi, si è omesso di verificare quante di queste aziende possono accedervi. Il rischio che si corre è che le risorse concesse per dare un po’ di respiro all’economia del Paese vengano di fatto utilizzate solo da quelle aziende che di soldi non ne hanno bisogno, ma che però dispongono di tutti i requisiti per poterli ottenere. Concludo citando alla lettera un’altra recente dichiarazione di Alessandro Profumo: “Basilea 2 c’è, ma noi, quando necessario, ci passiamo sopra”. Un’indicazione che tutto il sistema bancario italiano dovrebbe fare sua.***
Autore: Emilio Alfano

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