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INDAGINE CONSOB PER VERIFICARE TRASPARENZA E CORRETTEZZA DELLE BANCHE 13-07-2009
Napoli, 13 luglio 2009. Lo scorso giugno sono stati avviati accertamenti ispettivi nei confronti di cinque grandi gruppi bancari, finalizzati alla verifica delle concrete modalità di attuazione dei principi di correttezza comportamentale verso la clientela. Lo ha annunciato il presidente della Consob, Lamberto Cardia, nel suo discorso al mercato in occasione dell’assemblea annuale, nella sede della Borsa italiana, alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il riferimento ai principi di correttezza è ai principi della Mifid, la direttiva Ue che impone di porre l’interesse del cliente al centro nella prestazione dei servizi di investimento. Principi che le banche, a un primo giudizio della Consob, si stanno dimostrando lente ad applicare. Ma la correttezza, ha insistito Cardia, deve permeare tutti i comportamenti del mercato finanziario: "Senza trasparenza e correttezza non c`è fiducia e senza fiducia non c`è stabilità". «Questa ulteriore verifica avviata nei confronti di una parte del sistema bancario – ha commentato Emilio Alfano, presidente Api Napoli – è sintomatica di un orientamento che va contro gli interessi del sistema Paese. Anche nei rapporti tra banche e imprese servono maggiore trasparenza, correttezza e più apertura nel concedere nuove linee di credito. È vero, infatti, che da preoccupante, la situazione che registriamo per le imprese di più piccole dimensioni si sta facendo drammatica: l’incremento dei crediti in sofferenza nei propri bilanci è direttamente proporzionale alla rigidità delle banche. Risultato? Molte di queste imprese a breve saranno costrette a chiudere. Un criterio che andrebbe necessariamente applicato in questa fase è la flessibilità: i principi di “Basilea 2”, in virtù dei quali le valutazioni da parte degli istituti di credito vengo basate essenzialmente sul patrimoni e sul rapporto andamentale, stanno diventano un alibi per le banche.» «Questa indagine rappresenta un primo passo verso la necessità di fare maggiore chiarezza all’interno del sistema bancario – ha aggiunto Angelo Bruscino, presidente Giovani Confapi Campania – dove non mancano neppure atteggiamenti “discriminanti” nei confronti delle imprese del Mezzogiorno. Qui il denaro costa almeno il 30 per cento in più, tra commissioni e percentuali di interesse passivo. I costi lievitano ulteriormente se si pensa al costo del rischio per assicurare crediti o quant’altro, che è pagato a volte anche il 300 per cento in più. E spesso è impossibile scontare fatture anche di società o enti pubblici. Ciò che chiediamo è una perequazione di trattamento rispetto alle imprese quelle che operano nel resto del Paese».***
Autore: ii

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