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Perdono tutte le regioni. Nonostante l’anno scorso abbia subìto soltanto i primi segni della crisi, il Pil 2008 ha registrato variazioni negative in tutte le regioni italiane, con valori compresi tra -0,1% del Trentino Alto Adige e -2,8% della Campania.
E in valori assoluti il Pil pro capite del Mezzogiorno è pari a 17.970 euro contro i 30.680 del Centro-Nord. Quello della Campania nel 2008 è stato di 16.746 euro, il valore più basso in Italia, inferiore di oltre 9500 euro alla media nazionale.
Un’Italia sempre più spaccata in due. Dal 2000 al 2008, comunque, il Mezzogiorno è cresciuto circa la metà del Centro-Nord, + 0,6% contro +1%, a testimonianza di una forte e persistente tendenza di riapertura del divario di sviluppo tra le due aree.
Emigrazione interna. Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il mezzogiorno. Nel solo 2008 sono oltre 122mila i residenti delle regioni del sud partiti verso le regioni del centro-nord a fronte di un rientro di circa 60 mila persone. Oltre l`87% delle partenze ha origine da Puglia, Sicilia e Campania. In quest`ultima regione si registra l`emorragia più forte (-25 mila), a seguire Puglia e Sicilia rispettivamente con 12,2 mila e 11,6 mila unità in meno.
«I dati della Svimez confermano lo stato di difficoltà di tutta l’economia italiana - ha dichiarato Emilio Alfano, presidente Api Napoli – Ma a preoccupare è il crescente divario tra Sud e Nord del Paese, mentre i numeri relativi all’emigrazione interna sono drammatici, poiché questo fenomeno porta con sé il progressivo depauperamento sociale ed economico del territorio.
Per il Mezzogiorno, dunque, sono mancati quegli interventi strutturali – dalle infrastrutture all’innovazione – che ci avrebbero permesso di recuperare terreno.
Ora più che mai servono politiche concrete e durature, in grado di riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta ed evitare, così, quella emorragia di giovani talenti e di forza lavoro che si sta verificando.
In questa fase di recessione le Imprese Piccole e Medie sono quelle che soffrono di più, ma rappresentano anche l’ossatura del nostro sistema economico e il bacino di riferimento per assorbire manodopera, anche quella più qualificata. È dunque necessario rendere subito esecutivi alcuni interventi previsti dal Governo in loro favore, dal credito ai ritardi nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione.
L’asfissia creditizia ai danni delle Pmi ed il mancato rientro dei crediti che le imprese vantano nei confronti dello Stato potranno, in assenza di soluzioni, provocare la chiusura di molte di queste aziende. Il che andrebbe ad aggravare ulteriormente i dati relativi alla disoccupazione del Mezzogiorno ed all’emigrazione verso quelle del Nord.
Occorre puntare, inoltre, sul potenziamento delle infrastrutture, una più diffusa sicurezza del territorio, una lotta serrata alla illegalità ed al sommerso e sulla fiscalità di compensazione. Quest’ultima servirebbe a bilanciare quel costo del “fare impresa” che in alcune zone del Sud, specie nella nostra provincia, è del 20/25 per cento maggiore rispetto ad altre aree del Paese a causa “storiche” diseconomie esterne.
Se tutto questo non ci sarà il dramma che vive oggi il Mezzogiorno diventerà una questione nazionale.
Senza il rilancio di quest’area del Paese non ci sarà sviluppo e ripresa per l’Italia intera.***
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