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Una lettera – esposto all’Antitrust, all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici e alla Regione Campania stessa per chiedere spiegazioni sui requisiti richiesti per partecipare al bando
Napoli, 27 novembre 2009. Il momento è critico, le piccole e medie imprese rischiano il declino o il fallimento totale giorno dopo giorno, il governo centrale e le istituzioni locali ne parlano, ma nessuno si attiva per assicurare commesse alle aziende. L’ennesimo colpo che si abbatte sulle Pmi campane arriva dalla Regione Campania: il bando sulla gestione degli acquedotti regionali richiede requisiti eccessivi rispetto alla commessa, tagliando fuori, di fatto, le piccole industrie. «Le nostre imprese sono penalizzate dagli stessi bandi regionali – ha tuonato Emilio Alfano, presidente Confapi Campania -, in un momento di mancanza di commesse, la Regione Campania bandisce lavori, ma chiede ai partecipanti requisiti in eccedenza e assolutamente sproporzionati rispetto all’oggetto del bando stesso, circostanza che provoca, di fatto, un monopolio assoluto e la lesione dei più basilari principi della libera concorrenza e della massima partecipazione alla gara».
Un veto secco, dunque, per le piccole e medie impresi locali. «Tale comportamento esclude il nostro sistema di industrie della categoria – ha sottolineato Alfano -. Accanto ad una serie di richieste oggettivamente giustificate, perché caratterizzano i requisiti che i candidati devono sicuramente possedere per poter aspirare a partecipare a un bando di così rilevante misura, ve ne sono una serie che, invece, sembrano eccessive e strumentali».
La Confapi Campania ha deciso di agire, sottolineando la vicenda all’Antitrust, all’Autorità per la vigilanza sui Contratti Pubblici e alla Regione Campania stessa con una lettera – esposto.
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